SCORCI DI VITA – TEMI SOCIALI Itinerari artistici e filosofici tra Miti, Sogni e Realtà

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Questa raccolta nasce dalla volontà ferrea di mia moglie, compagna di vita e nell’arte Maria Perconti in arte “Athena.”
Lei ha creduto che i miei soliloqui, tradotti in un susseguirsi di scarabocchi, lasciati qua e là negli anni, talvolta sui tovaglioli di carta, altre volte sul retro del conto del ristorante, altre volte ancora allegati a delle epistole, fossero delle poesie e per ciò le ha conservate e custodite gelosamente.
Consacrandomi Ella poeta, mi sono ritrovato a dover dividere le mie “opere” in: Giovanili, Minori, importanti, ecc…
invece preferisco racchiuderle in:SCORCI DI VITA
POEMI D’AMORE
LIBERTÀ DI ESSERE…Nel tradurre i miei pensieri in scorrer d’inchiostro, ho dato così voce ai miei momenti di scoramento, alle mie gioie, alle mie delusioni, alle mie emozioni, ai miei pensieri rivolti agli altri, non ultimo ai quadri di Athena…
— Dyogene
Nota Critica all’Introduzione:
L’Inizio del Viaggio tra Accademia e Scintilla Cosmica
La sezione introduttiva del primo capitolo, significativamente intitolata “Scorci di vita, Poesie d’amore e Libertà di essere”, si presenta come un prezioso mosaico in cui l’alto valore intellettuale incontra la più profonda tensione spirituale.
L’apertura dell’opera è nobilmente sancita dalle recensioni dei professori universitari, tra le quali spicca per acutezza e sensibilità quella del Professor Alberto D’Atanasio. Il loro sguardo accademico non si limita a un’analisi formale, ma coglie l’essenza autentica del progetto, riconoscendone il valore sociologico, pedagogico e artistico. Queste recensioni autorevoli testimoniano come l’arte e la poesia, quando sono radicate nei temi sociali, diventino materia viva di studio e di riflessione per l’intera comunità, elevando l’opera da fatto privato a patrimonio culturale collettivo.
Subito dopo, l’introduzione si scalda della sua luce più autentica attraverso i ringraziamenti e la presentazione di Maurizio. Con una formula di rara potenza evocativa, l’autore dichiara che questo lavoro “nasce dal fuoco dell’anima”. Non si tratta, dunque, di una semplice raccolta di testi, ma di un ardente cammino esistenziale.
Maurizio traccia così un percorso filosofico-spirituale che parte da lontano. Un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio interiore, capace di spingersi oltre i confini del contingente per “raggiungere la scintilla cosmica dalla quale tutto ebbe inizio”. In questa visione, l’amore, la libertà di essere e l’impegno sociale non sono concetti astratti, ma frammenti di quell’unica luce originaria che unisce l’infinitamente grande dell’universo all’infinitamente profondo del cuore umano.
In definitiva, questa presentazione unisce mirabilmente l’oggettività del riconoscimento accademico alla soggettività del sentimento poetico, preparando il lettore ad attraversare gli “scorci di vita” successivi con uno sguardo attento, empatico e spiritualmente elevato.
Questo capitolo nasce dal fuoco dell’anima e traccia un percorso filosofico e spirituale che parte da lontano, spingendosi fino alla ricerca della scintilla cosmica da cui tutto ha avuto origine. È il racconto della meraviglia dell’essere umano e del suo porsi le domande fondamentali sull’esistenza, sull’amore, sul dolore e sulla speranza.
In questo cammino congiunto, Dyogene (Maurizio Catania) dà voce ai soliloqui del cuore attraverso lo scorrere dell’inchiostro, affrontando con coraggio e pietas le ferite della società contemporanea. Athena (Maria Perconti) si fa portatrice di vita e di sensibilità, trasformando la tela in uno strumento di comunicazione universale e teologia visiva.
«A ciascuno è dato conoscere, nella misura in cui gli è dato comprendere.»
Attraverso la pittura, la poesia e l’impegno civile, le opere raccolte in questa sezione rappresentano un’accorata denuncia contro l’indifferenza e la violenza, ma anche un inno alla dignità, alla resilienza e alla luce della fede che guida l’uomo oltre l’ombra del pregiudizio. Scorci di vita – Poemi d’amore sul sociale
Scorci di vita è una raccolta poetica e visiva che nasce dall’ascolto profondo della realtà. Un viaggio in versi e immagini attraverso le fragilità, le speranze e le battaglie dell’animo umano, dove la poesia si fa voce di solidarietà e impegno sociale.
L’Arte come Impegno Sociale
Ogni poema è una finestra aperta su storie condivise: dal senso dell’esistenza al rispetto per la vita in ogni sua fase, fino alla riscoperta della dignità dell’uomo. Le opere raccolte in questa sezione uniscono la parola recitata, le arti visive e la musica in un unico linguaggio corale.
Video e Recitazioni Poetiche
Esplora le interpretazioni video e i poemi della raccolta:
“Bimbo che nasce, vita che muore”
Una riflessione profonda sul ciclo dell’esistenza e sul valore sacro della vita.
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Analisi Critico-Esistenziale e Visiva:
“Vita che nasce, bimbo che muore” – Il Grido dell’Innocenza Spezzata
La lirica “Vita che nasce, bimbo che muore” rappresenta uno dei vertici emotivi e civili della produzione a quattro mani di Dyogene e Athena. L’opera si configura come un’accorata elegia contro le disuguaglianze globali, la miseria e l’indifferenza del mondo di fronte al dramma più inaccettabile: la morte prematura dell’infanzia. Nella struttura del volume, il testo dialoga intimamente sia con la potente opera pittorica a corredo sia con la testimonianza multimediale del recital del 2009 al Castello Ursino.
Dialogo fra Arti nell’Opera
La denuncia della disuguaglianza e la “pietas”.
Il corpo disteso, l’ombra del dolore, l’innocenza.
Il montaggio documentaristico e lo sguardo dei minori.
Il Contrasto Esistenziale e la Denuncia Sociale
Il nucleo filosofico del componimento risiede nel tragico paradosso espresso sin dal titolo: mentre in una parte del mondo la vita fiorisce nel benessere, altrove la nascita coincide drammaticamente con un destino di privazione e fine precoce. Maurizio e Maria spogliano la poesia da ogni retorica consolatoria, ponendo il lettore davanti alla cruda realtà della denutrizione e delle malattie che devastano i paesi del Terzo Mondo.
La figura del “bimbo che muore” diventa il simbolo universale dell’innocenza tradita dall’egoismo umano e dall’indifferenza delle nazioni opulente. I versi si muovono su una duplice direttrice: da un lato il dolore acuto per l’ingiustizia, dall’altro una profonda, viscerale pietas materna e universale che cerca di dare dignità e voce a chi non ha la forza di gridare il proprio diritto alla vita.
L’Ispirazione Visiva: Il Corpo e l’Ombra nel Dipinto
A sinistra del testo, l’opera pittorica di Athena traduce magistralmente in forme e colori questa tensione drammatica. Il dipinto è dominato da una figura infantile distesa, la cui carne, resa con tonalità calde e delicate, contrasta nettamente con lo sfondo cupo e tormentato.
L’uso sapiente del chiaroscuro evidenzia la fragilità del piccolo corpo, quasi sospeso tra il soffio primordiale dell’esistenza e l’imminenza del distacco. Le pennellate materiche sullo sfondo evocano un senso di desolazione e di isolamento, riflettendo la solitudine di milioni di bambini dimenticati dalla coscienza collettiva. L’arte visiva si fa così estensione della parola poetica, permettendo al lettore di “toccare con gli occhi” il peso emotivo della lirica.
La Sublimazione Multimediale: Il Recital al Castello Ursino
A completamento della pagina, il contributo video offre una chiave di lettura iperrealista e dirompente. Il montaggio visivo d’archivio non arretra davanti al dolore, mostrando una sequenza di sguardi reali: occhi enormi di bambini segnati dalla fame, mani protese in cerca di aiuto e madri che stringono a sé i propri figli in un ultimo, disperato abbraccio. Tra le immagini spicca per forza simbolica il dettaglio di una bambina dietro il filo spinato, icona di un’infanzia reclusa e privata di futuro.
In questo scenario visivo si innesta la recitazione dal vivo di Maria Athena Perconti al Castello Ursino. La sua voce si fa interprete di una sofferenza che trascende il dato biografico per farsi universale. Athena modula l’enfasi drammatica con una dolcezza tragica, quasi a voler offrire, attraverso il calore della parola parlata, quella culla e quella protezione che la realtà ha negato a queste piccole vite. Il contrasto tra la solennità architettonica della sala catanese e la crudezza delle immagini costringe lo spettatore a un esame di coscienza etico, trasformando l’atto artistico in un indimenticabile manifesto di riscatto sociale.
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Guarda la video-poesia “Bimbo che nasce, vita che muore” su YouTube [https://www.youtube.com/watch?v=1ZpfHWEEITk]
IO VECCHIO
“`htmlAnalisi Critico-Esistenziale e Visiva:
“Io Vecchio”, “La Morte” e l’Opera “Eclissi” (Premio Canaletto, Venezia 2024)L’incontro tra la produzione lirica di Dyogene e l’installazione pittorico-concettuale “Eclissi” di Athena (insignita del prestigioso Premio Canaletto a Venezia il 17 novembre 2024) dà vita a uno dei nuclei filosofici più alti e complessi dell’intera opera. Racchiusa simbolicamente all’interno della lanterna — dono profetico di Maurizio e metafora della luce stessa della vita — la composizione visiva diventa l’icona del nostro tempo, dialogando intimamente con le poesie “Io Vecchio” e “La Morte”.
La Lanterna di Dyogene
(Il Custode della Luce)
L’OPERA VISIVA “ECLISSI”
- Sole spento = Verità occulta
- Sbarre = Labirinto esistenziale
- Scacchiera = Bene e Male
- Nosce Te Ipsum = La chiave
- Luce del Cuore = Speranza
LA SINTESI LIRICA
- Tempo = Fiume in piena e pellicola cinematografica
- Morte = Legge universale ma sconfitta dall’Amore
- Epitaffio = Memoria eterna
Il Labirinto dell’Esistere e il Fiume del Tempo
Nella lirica “Io Vecchio”, il poeta sperimenta la senescenza come un “vagar del pensiero senza meta” che accompagna il “tremar della mano”, nel disperato tentativo di afferrare una vita che scorre via come un fiume in piena. Il tempo, sprecato nell’ardore della giovinezza, diventa nella vecchiaia un bene raro, la cui fine è percepita come una mancanza d’aria. La vita si trasforma nella pellicola di un film giunto ormai al suo epilogo.
Visivamente, questo cammino incerto e instabile si riflette nel pavimento a scacchiera dell’opera di Athena: le caselle bianche e nere rappresentano la dualità perenne dell’esistenza, il bivio costante tra il bene e il male, tra le ideologie contrastanti e i drammi storici che l’uomo attraversa nel suo cammino terreno.
L’Eclissi come Epifania della Verità
Il fulcro concettuale dell’opera visiva è il sole spento in pieno giorno, oscurato dal disco lunare. In un mondo avvolto dalla nebbia fitta, intriso di dubbi e incerte certezze, l’eclissi rappresenta l’oscuramento della ragione causato dalle menzogne universali. Tuttavia, è proprio qui che si compie il miracolo filosofico e artistico: per chi osserva attraverso la sola “luce del cuore”, la Verità non viene annullata, ma traluce proprio attraverso l’oscurità.
Questo concetto si sposa perfettamente con la rivolta espressa nella poesia “La Morte”. Maurizio definisce la fine biologica come “vile, cieca e perfida”, eppure la dichiara intrinsecamente sconfitta: “La vita rinasce ovunque c’è morte, il sole dirada le tenebre… rendendo vana la tua opera”. La morte, esattamente come l’eclissi, è solo un’ombra temporanea, un passaggio obbligato ma non definitivo.
Il “Nosce Te Ipsum” e la Trascendenza Cosmica
Di fronte alle sbarre verticali che delimitano lo sfondo dell’opera — simbolo della prigione del labirinto umano — l’unica via di fuga e di salvezza è indicata dal tomo aperto in primo piano: “Nosce Te Ipsum” (Conosci te stesso). Solo attraverso l’esplorazione interiore e l’accettazione del proprio vissuto l’uomo può sperare di vincere l’oscurità.
Il vecchio della poesia compie esattamente questo percorso: rivisita il “sacro luogo dove il marmo è il cielo e i lumi son le stelle”, accingendosi a leggere il proprio epitaffio. Ma non è un addio disperato. Affidando il proprio messaggio al pensiero inteso come “energia cosmica”, l’uomo viaggia verso mondi lontani dove la falce della morte non ha luogo.
La lanterna di Dyogene, che accoglie e protegge il dipinto dell’Eclissi di Athena, diventa così il tabernacolo di una promessa eterna. In questa tenue luce che filtra dal sole oscurato si raffigura la Speranza: la speranza di due anime che, attraverso la poesia e la pittura, hanno superato il naufragio dei sentimenti nobili e puri, lasciando al mondo un testamento di immutabile umanità e bellezza.
Io vecchio. Un omaggio toccante alla memoria, al tempo che passa e alla ricchezza della terza età. link al video YouTube: https://youtu.be/ua6SwHLru0E